Val Veddasca
21 marzo 2004

La Val Veddasca col mio nuovo Varadero
Dopo aver partecipato al raduno dell’Alpe del Vicerè
presso Albavilla (Co) il sabato ed essere rientrato a casa in tarda serata per
potermi godere il comodissimo letto, alternativa di comfort imparagonabile alla
tenda e relativo materassino, e essendomi alzato con pigrizia alle
11 della domenica mattina,
come risolvo l’irrefrenabile voglia di accendere il motore e partire con il mio
nuovo Varadero? Mi trovo a dover pensare e cercare un percorso breve, vicino a
casa, raggiungibile senza l’autostrada. Non accontentandomi del semplice e
scontato giro del lago, prendo la cartina e inizio la ricerca. L’occhio cade
subito su una valle che da Maccagno porta verso il confine svizzero, la Val
Veddasca. Il percorso a prima vista è breve e pieno di curve, poi approfondendo
la lettura scopro che in pochi chilometri il dislivello sale di circa
900 metri. Tutto è
stimolante, e senza esitazione parto. Attraverso la statale raggiungo Laveno,
proseguo lungo il lago raggiungendo Luino e poi Maccagno. Da qui lascio la
sponda orientale del Lago Maggiore per iniziare a salire verso il Passo Forcora.
La strada che sale lungo la dorsale della collina è stretta, piena di tornanti.
Ho trovato quello che stavo cercando e che fino ad un’ora prima immaginavo solo.
Quasi nessuna auto, solo qualche motociclista che stava percorrendo la strada in
senso contrario al mio, ed ecco che inizia il divertimento. Accompagnato da una
natura che si fa sempre più selvaggia e solitaria, dalla temperatura dell’aria
che scende costantemente al salire in quota, il Varadero inizia il suo ritmo tra
i tornanti, il motore è sempre pronto ad assecondare ogni mia richiesta, senza
mai “borbottare” per la marcia inserita. Il semplice gesto di ruotare
l’acceleratore diventa il direttore d’orchestra di una sinfonia emessa dagli
scarichi che si fonde col silenzio di ciò che mi sta attorno. La spinta in
uscita di curva è vigorosa e lineare. Tutto si fonde in un’unica sensazione di
felicità ed appagamento. Raggiungo il Passo Forcora, completamente solo, inizio
a scendere verso ASSIO per proseguire verso il confine svizzero. Trovo la dogana
sbarrata, e istintivamente mi interrogo se sia chiusa. Mi fermo e chiedo
all’unico finanziere presente, peraltro rinchiuso nel suo ufficio (forse non ci
passano molte persone da qui), il quale gentilmente mi apre l’accesso alla
Svizzera. La strada sale per culminare all’Alpe di Neggia a quota
1395 metri. La neve sul
ciglio della strada è la mia unica compagna insieme ad un coriaceo cane
guardiano del rifugio, peraltro chiuso, dove ho fatto la mia sosta. Inizio la
discesa dopo essermi gustato la visuale del paesaggio, che mi fa sentire il
dominatore della valle e del lago, meravigliosamente riapparso dopo averlo
lasciato per la mia salita. Qui le sensazioni cambiano, soprattutto quelle di
aspetto motociclistico. La discesa non da lo stesso gusto della salita nel
sentire il motore che spinge. In ogni caso il Varadero si lascia guidare con
naturalezza lungo la discesa e il riavvicinamento verso la sponda del lago è
accompagnato da una umidità elevatissima a causa della strada sul versante nord
della collina. Raggiungo la sponda del lago e da qui mi dirigo verso Zenna per
rientrare in Italia accompagnato sulla mia destra dal Lago Maggiore. La strada
da Zenna a Luino è stimolante, larga e veloce. Una strada, dove puoi gustarti
l’impeto del motore e dove il Varadero sembra dimenticare tutti i suoi chili.
Asseconda i veloci curvoni senza incertezze, è maneggevole, agile, vigoroso. Le
sensazioni di potenza e forza esaltano il gusto della dinamica della moto.
Raggiungo Luino e qui diminuisco il ritmo. Entro in città ed orgogliosamente
parcheggio per prendermi un caffè. Dal bar noto persone e bambini che ammirano
la maestosità e l’eleganza del Varadero e nel mio cuore una sensazione di
fierezza mi invade. Ritorno verso casa passando dal Brinzio, una piccola
località montana sopra Varese. Arrivo a casa verso le
18.30 con una esperienza
stupenda, in una valle vicinissima a casa e l’intenzione di scrivere ciò che ho
provato.